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"A pignone fisso" - Storico articoli
08 settembre 2003
Questa stagione doveva girare attorno a Cipollini. Dopo il tira e molla dell'anno passato iniziato
col capolavoro della San Remo - a cui seguì un poco chiaro e brevissimo abbandono, preludio
di uno stupendo titolo mondiale - sembrava più che mai lui il baricentro del mondo
ciclistico italiano. Anche il Giro d'Italia aveva vissuto la sua attesa sul record di Binda che Re
Leone avrebbe potuto, dovuto finalmente battere. In effetti il record di Binda è caduto, ma
che fatica! Sulla sua strada un altro italiano: Petacchi. Qualche sconfitta qua e la c'è
stata anche in passato, questa volta però è sembrata subito una cosa diversa; non
solo per le sconfitte di Re Leone ma anche e soprattutto perché tutte ad opera dello stesso
uomo: uno per il quale super Mario nutre ammirazione, un uomo pacato, di bell'aspetto, rispettoso.
Al Giro d'Italia fa la parte del timido che sembra scusarsi per aver battuto il Re delle volate, ma
la timidezza dura poco. Fa incetta di vittorie; dice di non voler andare al Tour ma poi ci va e la
storia si ripete, con una dimostrazione di superiorità quasi imbarazzante. Il ritiro ai
piedi delle prime salite rovina in parte l'opera agli occhi dell'opinione pubblica ma soprattutto
fa pensare che l'erede sia plasmato ad immagine e somiglianza del Re. E così, mentre tutti
si aspettavano ormai un Petacchi in versione balneare, lui invece va al giro d'Olanda e vince due
tappe che lo portano dritto dritto alla Vuelta a tentare di entrare nella ristrettissima elite di
vincitori nelle tre grandi corse a tappe. Record ambizioso perché detenuto da due
corridori degli anni '50, a dimostrazione di quanto l'alto livello e l'estrema concorrenza moderna,
abbia reso ancora più difficile eguagliare un simile traguardo.
Che Petacchi sia forte ormai non abbiamo nessun dubbio; che sia un duro l'ha dimostrato con le
ultime vittorie al Giro, quando talmente fasciato da non riuscire nemmeno ad indossare le maglie di
leader della classifica a punti, ha snocciolato un paio di volate a centro strada di una potenza
inaudita. Ora alla Vuelta vuole entrare nella storia ma soprattutto dice di voler dimostrare di
saper arrivare a Madrid, riparando alla scelta infelice di non aver sprintato sui Campi Elisi.
Chissà cosa deciderà Cipollini, se questa sarà la sua ultima stagione o se
invece vedremo i due fuoriclasse convivere per almeno un'altra. In ogni caso il suo erede sta
cercando di dimostrare di essere interessato alla qualità oltre che alla quantità
delle vittorie: vedremo se la Vuelta gli darà ragione.
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