Antonella Bellutti
Antonella Bellutti Antonella Bellutti
Home
News da Antonella
Da non perdere
Carta d'identità
Curriculum vitae
Curriculum sportivo
Dettaglio risultati
Dall'atletica alla bicicletta
Album Atlanta 1996
Album Sidney 2000
Album Salt Lake City
A pignone fisso
E-mail
Antonella Bellutti
©
Antonella Bellutti

"A pignone fisso" - Storico articoli

04 novembre 2002
Con le affascinanti immagini di New York negli occhi il pensiero corre facile verso un altro grande evento ma, a due ruote e di casa nostra: la maratona delle Dolomiti! Chi ci è stato almeno una volta, sa quale suggestivo spettacolo rappresenti. Quest'anno un blitz dei Nas inquinò quell'aria frizzante che in Val Badia si respira anche d'estate. Negli occhi dell'organizzatore Michil Costa c'era incredulità: a chi gli parlava dell'accaduto, rispondeva con frasi tronche, spente; sembrava improvvisamente catapultato in un altro pianeta, così lontano dall'aurea di misticità che sanno produrre quei chilometri ininterrotti di fiume umano che si arrampicano sui passi più belli del mondo; quello sguardo serio, assolutamente innaturale per chi lo conosce, denunciava tutta la gravità del pericolo in agguato: basta poco a far cambiare di colore le acque cristalline! E per proteggere la sua oasi Michil Costa non si è fermato alle parole; martedì 22 Ottobre, a Milano, nel corso di un convegno sui problemi del ciclismo (Salvare il ciclismo patrimonio della cultura italiana) proprio il Presidente del comitato organizzatore della Maratona delle Dolomiti ha lanciato un'iniziativa veramente all'altezza della manifestazione che organizza. Si tratta di un progetto pilota in tema di prevenzione al doping, che nasce da un regolamento interno: chi vuole partecipare dovrà iscriversi al neonato "club Maratona" che comporta degli obblighi "etici", (chiaramente espressi in una scheda informativa all'atto dell'iscrizione). Tali obblighi consistono nella collaborazione a tutte le iniziative che potranno essere messe in atto: controlli alla categoria elite al completo, ai primi classificati d'ogni categoria ed anonimi (a sorteggio) a fini statistici. Per gli atleti con precedenti positività sarà impedita la partecipazione a qualsiasi manifestazione sportiva organizzata dal Comitato. Il supporto tecnico-scientifico verrà dato dall'azienda ospedaliera dell'università di Padova, che sarà presente con uno staff di 8 esperti medici coadiuvati dal Professor Santo Ferrara. Questo progetto si inserisce in una linea di condotta (più volte espressa e mai ancora messa in atto) di qualificare le manifestazioni amatoriali; ovvero, di provocare un meccanismo di emulazione che, facendo leva sull'importanza etica dell'iniziativa, spinga gli altri organizzatori a fare altrettanto. Non essendoci alcuna regolamentazione in grado di obbligare i comitati organizzatori ad adottare tali precauzioni, il fatto che parta l'esempio (proprio da un evento così autorevole) potrebbe ora provocare un meccanismo di imitazione importante: tutte le altre gare dovrebbero organizzarsi per essere qualitativamente sullo stesso piano. Una volta che il circuito di gare si dividerà tra gare "qualificate" e gare libere, si creerà poi la discriminazione tra atleti che partecipano alle gare di un tipo e dell'altro. Tutto ciò sembra molto artificioso e complicato ma se l'etica diventa "valore aggiunto" forse arriverà là dove ancora i regolamenti e le scienze non sanno arrivare. Complimenti al comitato organizzatore di una così grande evento, che ha avuto il coraggio di rischiare per salvare il senso di una manifestazione che prima che business deve essere "sport": auguriamoci che, aperta la via, ora siano in molti a seguirla!



11 novembre 2002
Dal 1996, anno del mio primo oro olimpico, ad oggi di feste, premiazioni ed eventi vari legati al mondo dello sport ne ho visti veramente tanti. Raramente si ha l'invito e l'adesione simultanea di tanti grandi nomi insieme. A questa regola fanno eccezione la chiamata post olimpica del Presidente della Repubblica e quelle canoniche del Presidente del Coni. Ma per la varietà dei grandi nomi del presente e del passato, dello sport praticato, diretto o "scritto" c'è una eccezione più eccezione delle altre: quella delle iniziative mosse dall'ex direttore del quotidiano rosa, Candido Cannavò!
Nonostante fossi ormai cosciente dell'ammirazione di cui gode Cannavò, la recente presentazione del suo libro è stata una delle occasioni di incontro tra esponenti del mondo sportivo più imponente ed appassionanti a cui abbia mai assistito. La cornice era sicuramente quella a cui sono abituate le grandi stars, ma il contenuto assomigliava molto ad una di quelle belle serate tra amici in cui si ride e si scherza ma c'è spazio anche per la serietà dei problemi che si hanno a cuore. Così tra una celebrazione e l'altra del mitico Candido, che Francesco Merlo vorrebbe far passare alla storia anche grazie all'inserimento nella scala cromatica:." auspico che tra il rosa antico ed il rosa shocking possa trovare spazio il rosa Cannavò!" Che spinge il suo successore, Pietro Calabrese, ad esordire dicendo:."chiunque oggi sia qui davanti a tanta palese dimostrazione d'affetto per Cannavò capirà perché io desideri essere compatito!" Che Yuri Chechi ricorda alle Olimpiadi di Atlanta essersi spacciato con successo per il padre per poter essere il primo ad accorrere a festeggiarlo:."si disse di essere mio padre e tutti gli credettero vista l'altezza che ci accomuna!" Che Alberto Tomba ringrazia perché:." io e i libri non andiamo molto d'accordo, ma forse è la volta che ne leggo uno!" Che ispira Sara Simeoni ad una arringa celebrativa dal sapore di lezione accademica sul significato dello sport e del movimento (del tutto degna dei suoi salti sul tetto del mondo), che conclude auspicandolo:."traghettatore dello sport italiano che sta attraversando oggi il suo peggiore momento della storia"! E da queste parole Cannavò ha tratto spunto per dare uno schiaffo morale ai nostri politici, tanto di una corrente come dell'altra, che stanno prendendo a calci un mondo, quello dello sport, che mai come ora avrebbe invece bisogno di essere aiutato!
Eh già, siamo sull'orlo del baratro e l'unica speranza che abbiamo è che il rosa Cannavò, come un laico spirito ispiratore, possa benedire al più presto le decisioni di chi tira le fila di questo nostro agonizzante mondo sportivo italiano!



18 novembre 2002
In un'uggiosa domenica autunnale, in cui il calcio restava tutto solo a godersi l'attenzione degli sportivi, si è persa un'altra occasione per poter vedere un semplice, puro spettacolo sportivo: è purtroppo tornata prepotentemente protagonista la violenza dei tifosi, con le sue invasioni di campo e le tante scene di guerriglia urbana. Sembra sempre più lontano quel tempo in cui lo sport era sport e basta, ovvero divertimento per chi lo praticava, per chi lo dirigeva e per chi lo guardava. Il problema è che lo sport è cambiato dal tempo in cui ebbe origine, diventando un fenomeno sociale complesso, sviluppando al suo interno tanti problemi e contraddizioni anch'essi moderni e complessi come la società a cui appartiene; temo che le istituzioni sportive e non, abbiano sottovalutato questo aspetto, perseverando invece nel considerarlo immobile. Se infatti possiamo considerare la sua essenza immutabile, non altrettanto possiamo dire della sua forma, attualmente frammentata in molteplici realtà e spesso distorta dalle degenerazioni di cui è vittima.
Ieri si è parlato tanto del ruolo che i media hanno rispetto al problema della violenza negli stadi; le polemiche che abbondano continuamente fomentando la sfiducia a volte ben riposta ma alle volte del tutto gratuita, legittima i "più deboli" a sfogare la propria rabbia per le ingiustizie presunte o vere che siano: una sorta di giustizia fai da te tipica delle società "incivili"! Ma indipendentemente dalla reazione violenta di alcuni, o dal ruolo decisamente migliorabile dei media, come giustificare ancora oggi la scarsa attenzione dedicata alle problematiche legate al mondo sportivo? Temo che la risposta stia in un concetto ormai nemmeno più tanto moderno: " lo sport è nato per affiancare le istituzioni rispetto ad alcune problematiche sociali ma nel momento in cui esso stesso ne ha generate al suo interno, per comodità o forse semplicemente per incapacità non sono state affrontate con la dovuta serietà"!



25 novembre 2002
Mentre i convegni sul tema "donna e sport" si susseguono a catena, a dimostrazione di quanto ancora ci sia da fare sull'argomento, l'altra metà del cielo italiano, continua a scrivere la storia dello sport. Venerdì 22 Novembre, la mia amica Gerda Weissensteiner in coppia con Jennifer Isacco ha vinto la prima prova di coppa del mondo nel bob a due. Gerda esordì in questa sua seconda vita sportiva l'anno scorso con me. Fatalità successe proprio a Winterberg, città da cui, tre anni prima, era scappata in lacrime dall'ingrato mondo dello slittino dove aveva vinto tutto e di più; in una rara giornata di sole, che sapeva di dolce presagio, aveva lasciati tutti a bocca aperta sfoderando una secondo miglior tempo di manche che la diceva lunga sulle sue abilità di pilota! Quest'anno proprio a Calgary dove nel '93 vinse il titolo mondiale nello slittino, in quella che lei definisce la sua pista preferita, il dolce presagio ha lasciato il posto ad un primo straordinario concretissimo segno tangibile della storia che Gerda saprà scrivere anche in questo suo secondo romanzo! L'anno scorso quando io e lei ci eravamo messe in testa di provare quest'avventura per riuscire ad andare alle Olimpiadi, la vedevo crescere di gara in gara. A Salt Lake chiudemmo settime felici e contente consapevoli che c'erano i margini per iniziare una nuova carriera di soddisfazioni. Ma io mi sentivo troppo vecchia per sopportare "l'adrenalina da bob" per altre stagioni e la saggezza della mia ernia lombare mi suggeriva di mollare: Gerda invece era già programmata verso Torino 2006! Così Jennifer, comasca studente lavoratrice, intelligente e spumeggiante ha portato sul nuovo bob un carico di entusiasmo preziosissimo per l'inizio di un nuovo cammino che più affascinante non potrebbe essere: partecipare "da protagonisti" alle Olimpiadi che si disputeranno in casa! A coronare una giornata memorabile un altro risultato a dir poco incredibile: Jessica Gilarduzzi "tutta pepe" ventenne di Cortina (che per la prima volta quest'anno pilota il mostro nel budello ghiacciato) è riuscita ad entrare nel primo gruppo. L'ho lasciata a febbraio a Innsbruck che diceva: " vorrei provare a guidare"; la ritrovo a novembre che con la frenatrice Irene Daniele raggiunge il quattordicesimo posto nella sua prima gara della vita, disputata oltretutto in una delle piste più veloci e difficili del mondo. A chi ha ancora dubbi sulle donne che fanno sport consiglio di andare a vederle in qualche gara mentre alzano, spostano, girano, spingono, guidano "gratuitamente" un bob di 200 kg su sui scivolano a 140 km/h.


Antonella Bellutti