|
|

"A pignone fisso" - Storico articoli
04 novembre 2002
Con le affascinanti immagini di New York negli occhi il pensiero corre facile verso un altro
grande evento ma, a due ruote e di casa nostra: la maratona delle Dolomiti! Chi ci è
stato almeno una volta, sa quale suggestivo spettacolo rappresenti. Quest'anno un blitz dei Nas
inquinò quell'aria frizzante che in Val Badia si respira anche d'estate. Negli occhi
dell'organizzatore Michil Costa c'era incredulità: a chi gli parlava dell'accaduto,
rispondeva con frasi tronche, spente; sembrava improvvisamente catapultato in un altro pianeta,
così lontano dall'aurea di misticità che sanno produrre quei chilometri
ininterrotti di fiume umano che si arrampicano sui passi più belli del mondo; quello
sguardo serio, assolutamente innaturale per chi lo conosce, denunciava tutta la gravità
del pericolo in agguato: basta poco a far cambiare di colore le acque cristalline! E per
proteggere la sua oasi Michil Costa non si è fermato alle parole; martedì 22
Ottobre, a Milano, nel corso di un convegno sui problemi del ciclismo (Salvare il ciclismo
patrimonio della cultura italiana) proprio il Presidente del comitato organizzatore della
Maratona delle Dolomiti ha lanciato un'iniziativa veramente all'altezza della manifestazione
che organizza. Si tratta di un progetto pilota in tema di prevenzione al doping, che nasce da
un regolamento interno: chi vuole partecipare dovrà iscriversi al neonato "club
Maratona" che comporta degli obblighi "etici", (chiaramente espressi in una
scheda informativa all'atto dell'iscrizione). Tali obblighi consistono nella collaborazione a
tutte le iniziative che potranno essere messe in atto: controlli alla categoria elite al
completo, ai primi classificati d'ogni categoria ed anonimi (a sorteggio) a fini statistici.
Per gli atleti con precedenti positività sarà impedita la partecipazione a
qualsiasi manifestazione sportiva organizzata dal Comitato. Il supporto tecnico-scientifico
verrà dato dall'azienda ospedaliera dell'università di Padova, che sarà
presente con uno staff di 8 esperti medici coadiuvati dal Professor Santo Ferrara. Questo
progetto si inserisce in una linea di condotta (più volte espressa e mai ancora messa in
atto) di qualificare le manifestazioni amatoriali; ovvero, di provocare un meccanismo di
emulazione che, facendo leva sull'importanza etica dell'iniziativa, spinga gli altri
organizzatori a fare altrettanto. Non essendoci alcuna regolamentazione in grado di obbligare i
comitati organizzatori ad adottare tali precauzioni, il fatto che parta l'esempio (proprio da
un evento così autorevole) potrebbe ora provocare un meccanismo di imitazione
importante: tutte le altre gare dovrebbero organizzarsi per essere qualitativamente sullo
stesso piano. Una volta che il circuito di gare si dividerà tra gare
"qualificate" e gare libere, si creerà poi la discriminazione tra atleti che
partecipano alle gare di un tipo e dell'altro. Tutto ciò sembra molto artificioso e
complicato ma se l'etica diventa "valore aggiunto" forse arriverà là
dove ancora i regolamenti e le scienze non sanno arrivare. Complimenti al comitato
organizzatore di una così grande evento, che ha avuto il coraggio di rischiare per
salvare il senso di una manifestazione che prima che business deve essere "sport":
auguriamoci che, aperta la via, ora siano in molti a seguirla!
11 novembre 2002
Dal 1996, anno del mio primo oro olimpico, ad oggi di feste, premiazioni ed eventi vari legati
al mondo dello sport ne ho visti veramente tanti. Raramente si ha l'invito e l'adesione
simultanea di tanti grandi nomi insieme. A questa regola fanno eccezione la chiamata post
olimpica del Presidente della Repubblica e quelle canoniche del Presidente del Coni. Ma per la
varietà dei grandi nomi del presente e del passato, dello sport praticato, diretto o
"scritto" c'è una eccezione più eccezione delle altre: quella delle
iniziative mosse dall'ex direttore del quotidiano rosa, Candido Cannavò!
Nonostante fossi ormai cosciente dell'ammirazione di cui gode Cannavò, la recente
presentazione del suo libro è stata una delle occasioni di incontro tra esponenti del
mondo sportivo più imponente ed appassionanti a cui abbia mai assistito. La cornice era
sicuramente quella a cui sono abituate le grandi stars, ma il contenuto assomigliava molto ad
una di quelle belle serate tra amici in cui si ride e si scherza ma c'è spazio anche per
la serietà dei problemi che si hanno a cuore. Così tra una celebrazione e l'altra
del mitico Candido, che Francesco Merlo vorrebbe far passare alla storia anche grazie
all'inserimento nella scala cromatica:." auspico che tra il rosa antico ed il rosa
shocking possa trovare spazio il rosa Cannavò!" Che spinge il suo successore,
Pietro Calabrese, ad esordire dicendo:."chiunque oggi sia qui davanti a tanta palese
dimostrazione d'affetto per Cannavò capirà perché io desideri essere
compatito!" Che Yuri Chechi ricorda alle Olimpiadi di Atlanta essersi spacciato con
successo per il padre per poter essere il primo ad accorrere a festeggiarlo:."si disse di
essere mio padre e tutti gli credettero vista l'altezza che ci accomuna!" Che Alberto
Tomba ringrazia perché:." io e i libri non andiamo molto d'accordo, ma forse
è la volta che ne leggo uno!" Che ispira Sara Simeoni ad una arringa celebrativa
dal sapore di lezione accademica sul significato dello sport e del movimento (del tutto degna
dei suoi salti sul tetto del mondo), che conclude auspicandolo:."traghettatore dello sport
italiano che sta attraversando oggi il suo peggiore momento della storia"! E da queste
parole Cannavò ha tratto spunto per dare uno schiaffo morale ai nostri politici, tanto
di una corrente come dell'altra, che stanno prendendo a calci un mondo, quello dello sport, che
mai come ora avrebbe invece bisogno di essere aiutato!
Eh già, siamo sull'orlo del baratro e l'unica speranza che abbiamo è che il rosa
Cannavò, come un laico spirito ispiratore, possa benedire al più presto le
decisioni di chi tira le fila di questo nostro agonizzante mondo sportivo italiano!
18 novembre 2002
In un'uggiosa domenica autunnale, in cui il calcio restava tutto solo a godersi l'attenzione
degli sportivi, si è persa un'altra occasione per poter vedere un semplice, puro
spettacolo sportivo: è purtroppo tornata prepotentemente protagonista la violenza dei
tifosi, con le sue invasioni di campo e le tante scene di guerriglia urbana. Sembra sempre
più lontano quel tempo in cui lo sport era sport e basta, ovvero divertimento per chi lo
praticava, per chi lo dirigeva e per chi lo guardava. Il problema è che lo sport
è cambiato dal tempo in cui ebbe origine, diventando un fenomeno sociale complesso,
sviluppando al suo interno tanti problemi e contraddizioni anch'essi moderni e complessi come
la società a cui appartiene; temo che le istituzioni sportive e non, abbiano
sottovalutato questo aspetto, perseverando invece nel considerarlo immobile. Se infatti
possiamo considerare la sua essenza immutabile, non altrettanto possiamo dire della sua forma,
attualmente frammentata in molteplici realtà e spesso distorta dalle degenerazioni di
cui è vittima.
Ieri si è parlato tanto del ruolo che i media hanno rispetto al problema della violenza
negli stadi; le polemiche che abbondano continuamente fomentando la sfiducia a volte ben
riposta ma alle volte del tutto gratuita, legittima i "più deboli" a sfogare
la propria rabbia per le ingiustizie presunte o vere che siano: una sorta di giustizia fai da
te tipica delle società "incivili"! Ma indipendentemente dalla reazione
violenta di alcuni, o dal ruolo decisamente migliorabile dei media, come giustificare ancora
oggi la scarsa attenzione dedicata alle problematiche legate al mondo sportivo? Temo che la
risposta stia in un concetto ormai nemmeno più tanto moderno: " lo sport è
nato per affiancare le istituzioni rispetto ad alcune problematiche sociali ma nel momento in
cui esso stesso ne ha generate al suo interno, per comodità o forse semplicemente per
incapacità non sono state affrontate con la dovuta serietà"!
25 novembre 2002
Mentre i convegni sul tema "donna e sport" si susseguono a catena, a dimostrazione di
quanto ancora ci sia da fare sull'argomento, l'altra metà del cielo italiano, continua a
scrivere la storia dello sport. Venerdì 22 Novembre, la mia amica Gerda Weissensteiner
in coppia con Jennifer Isacco ha vinto la prima prova di coppa del mondo nel bob a due. Gerda
esordì in questa sua seconda vita sportiva l'anno scorso con me. Fatalità
successe proprio a Winterberg, città da cui, tre anni prima, era scappata in lacrime
dall'ingrato mondo dello slittino dove aveva vinto tutto e di più; in una rara giornata
di sole, che sapeva di dolce presagio, aveva lasciati tutti a bocca aperta sfoderando una
secondo miglior tempo di manche che la diceva lunga sulle sue abilità di pilota!
Quest'anno proprio a Calgary dove nel '93 vinse il titolo mondiale nello slittino, in quella
che lei definisce la sua pista preferita, il dolce presagio ha lasciato il posto ad un primo
straordinario concretissimo segno tangibile della storia che Gerda saprà scrivere anche
in questo suo secondo romanzo! L'anno scorso quando io e lei ci eravamo messe in testa di
provare quest'avventura per riuscire ad andare alle Olimpiadi, la vedevo crescere di gara in
gara. A Salt Lake chiudemmo settime felici e contente consapevoli che c'erano i margini per
iniziare una nuova carriera di soddisfazioni. Ma io mi sentivo troppo vecchia per sopportare
"l'adrenalina da bob" per altre stagioni e la saggezza della mia ernia lombare mi
suggeriva di mollare: Gerda invece era già programmata verso Torino 2006! Così
Jennifer, comasca studente lavoratrice, intelligente e spumeggiante ha portato sul nuovo bob un
carico di entusiasmo preziosissimo per l'inizio di un nuovo cammino che più affascinante
non potrebbe essere: partecipare "da protagonisti" alle Olimpiadi che si disputeranno
in casa! A coronare una giornata memorabile un altro risultato a dir poco incredibile: Jessica
Gilarduzzi "tutta pepe" ventenne di Cortina (che per la prima volta quest'anno pilota
il mostro nel budello ghiacciato) è riuscita ad entrare nel primo gruppo. L'ho lasciata
a febbraio a Innsbruck che diceva: " vorrei provare a guidare"; la ritrovo a novembre
che con la frenatrice Irene Daniele raggiunge il quattordicesimo posto nella sua prima gara
della vita, disputata oltretutto in una delle piste più veloci e difficili del mondo. A
chi ha ancora dubbi sulle donne che fanno sport consiglio di andare a vederle in qualche gara
mentre alzano, spostano, girano, spingono, guidano "gratuitamente" un bob di 200 kg
su sui scivolano a 140 km/h.
|
 |