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"A pignone fisso" - Storico articoli

14 luglio 2003
E chi se lo aspettava un Petacchi così? Infallibile, potente, devastante, incomprensibile. Peccato solo che, la scelta di lasciare a casa Cipollini, ci abbia privato di un testa a testa tra i due velocisti più forti al mondo, nella cornice ciclistica più importante che ci sia. Certo che se davvero Leblanc non ha invitato Super Mario, perché non voleva uno sprinter che abbandonasse la gara alle prime salite, si possono azzardare diverse ipotesi:
1) Petacchi non ha proprio simpatia per la corsa a tappe francese (e spera di non essere più invitato).
2) Re Leone ha sempre dimostrato stima e amicizia nei confronto dell'erede - rivale: forse, il veloce poker di Petacchi, seguito da un altrettanto rapido ritiro, voleva essere una sorta di vendetta perpetrata ai danni di chi ha ancora una volta offeso il campione del mondo.
3) Leblanc, o cambia scusa, o l'anno prossimo si ritrova senza i migliori interpreti delle volate (carenza che continuerebbe a non fare onore al Tour).
4) Forse dalla prossima edizione, al Tour, spariranno gli arrivi in volata.
5) se Petacchi avesse stretto i denti un po', aspettando ancora qualche salita prima di dire addio, sarebbero stati tutti più contenti; sebbene, ricordando quando seppe vincere al Giro, tutto bendato e malconcio all'indomani della rovinosa caduta nella cronometro di Bolzano, è forse ingiusto pensarlo.
Ipotesi ironiche a parte, il poker del velocista italiano rappresenta un risultato clamoroso, tanto più per l'autorevolezza con cui è stato conquistato. Solo l'assenza di Cipollini non consente di determinarne in assoluto il reale valore.
Discorso opposto invece per quanto riguarda gli italiani interessati alla classifica generale: il primo verdetto delle montagne francesi lascia supporre che gli avversari del Tour siano molto più tosti di quelli del Giro. Nella prima tappa dura, Garzelli dimostra di essere ancora in crescita: evidenza del fatto che, pur essendo stato protagonista al Giro, i due anni di inattività nelle gambe di giorno in giorno si allontanano dai suoi muscoli.
Simoni, probabilmente in calo di condizione rispetto al Giro, temo possa difficilmente ribaltare questa gerarchia che si è andata abbozzando e che vede ancora una volta Amstrong saldamente ancorato al ruolo di favorito. Ciò nonostante si profila un ventaglio più ampio di possibili antagonisti credibili. Ma potrebbe anche trattarsi di una tattica: dopo tante vittorie di strapotenza il texano potrebbe anche fare leva sull'atuzia.



28 luglio 2003
In Texas fa un gran caldo, ma ad Amstrong piace il brutto tempo. E quasi come fosse un segnale dall'alto, la pioggia arriva abbondante a condizionare la crono decisiva per la vittoria finale. Sull'asfalto viscido cadono le ultima speranze di Ullrich e mette radici la storica cinquina di Lance.
Chi si chiede il nome del ciclista più forte di tutti i tempi sa che la domanda è destinata a restare senza risposta. Ma è anche vero che non si può giudicare senza valutare il contesto. I grandi del passato che hanno vinto tantissimo erano più completi? Vincevano tutto l'anno? L'esigenza moderna negli sport di prestazione è quella di specializzarsi: per emergere bisogna scegliere un obbiettivo e concentrarsi solo su quello. L'alternativa è quella di essere mediocri. Non è un bel modo di vivere lo sport, perché si vive per un solo traguardo: tanta la gioia se va bene ma, in caso contrario, crolla la terra sotto i piedi. E' così: prendere o lasciare. E' alienante ma è l'unica risposta all'altissimo livello dei nostri giorni. Rinunciando o sottraendosi a questa alienazione non cambia niente se non il nome del vincitore. Amstrong vive preparando il Tour. Prova e riprova le tappe, studia nei minimi particolari ogni dettaglio dei percorsi più critici. Le uniche gare che fa sono per preparare l'avvicinamento al Tour e per festeggiarne poi la vittoria.
Sarà discutibile ma chi altro ha dimostrato la sua continuità? Le cinque vittorie ci hanno dimostrato il texano in tutte le versioni: prima vestito da super eroe stra potente, poi da agile scalatore delle crono e delle corse contro il tempo introducendo uno stile, anche in salita, del tutto inusuale, copiato e mai veramente imitato. Questa ultima impresa ci rivela un Amstrong freddo calcolatore, con meno condizione ma con una grande tenacia e soprattutto molta testa. Se non bastassero la sua prima e seconda vita sportiva e le imprese in terra di Francia vestite di superiorità fisica o psicologica a farlo salire al primo posto tra i ciclisti di sempre, basti ricordare un fatto: lui ha una vittoria che nessun altro può vantare, quella contro il cancro. Mi ricordo ancora quando fece la conferenza stampa per annunciare la sua malattia. E mi ricordo anche quando rientrò alle corse con ancora evidenti i segni dei tanti cicli di chemioterapia. La sua prima vittoria al Tour parve a tutti un miracolo. Ora che ne ha vinti cinque con tutto il rispetto dei grandi nomi, a che posto lo mettiamo?


Antonella Bellutti