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"A pignone fisso" - Storico articoli

01 luglio 2002
Pochi chilometri in linea d'aria, hanno separato ieri due manifestazioni che potrebbero rappresentare i poli opposti del movimento ciclistico: a Conegliano il Campionato Italiano Professionisti e in Val Badia, con sconfinamento in terra veneta, la Maratona delle Dolomiti. Se il campionato Italiano rappresenta infatti la massima espressione dell'elite agonistica, la maratona delle dolomiti, Gran Fondo ciclo-amatoriale, rappresenta un autentico fenomeno sociale. I partenti erano 7.500, (in rappresentanza di oltre venti nazioni) perché così ha voluto l'organizzazione, ma le domande di iscrizione sono state 11.000! Ci sono voluti 35 minuti tra la partenza dei primi ed il via degli ultimi.un vero, incredibile, suggestivo, ininterrotto fiume umano lungo tutta la prima salita di passo Campolongo! L'hanno scorso vidi da vicino questo evento per la prima volta e lo trovai al limite del mistico: una toccante infinita processione di ciclisti di ogni tipo, grossi, magri, giovani, vecchi, donne e uomini, alcuni in assetto da guerra, altri in perfetto stile turistico, pedalare in religioso silenzio tra le cime più belle del mondo. Pensavo di essere preparata, invece quest' anno, arrivando sul percorso con un giorno di anticipo, mi attendeva una nuova sorpresa: vedere addobbare i tornanti dei passi di ripetitori e telecamere, come per una tappa del Giro o del Tour. Già, per la prima volta nella storia, la TV nazionale ha dedicato ben 4 ore di diretta ad una manifestazione amatoriale e l'ha fatto nello stesso giorno in cui ha riservato "solo" 50 minuti per il Campionato Italiano professionisti. Ferma restando la necessità di verificare se trattasi di un caso isolato o di una sorprendente inversione di tendenza, una prima grossolana ipotesi si potrebbe comunque azzardare. La maratona delle dolomiti rappresenta una manifestazione di valore e bellezza inestimabili per il numero di partecipanti e lo scenario in cui si colloca: offrirla in antitesi o a supporto, di un ciclismo agonistico di vertice sempre in difficoltà, poteva essere un toccasana al movimento sportivo ciclistico e non. L'idea poteva essere buona ma non lo è stata, per lo meno non completamente; infatti, ancora una volta, su immagini di ciclisti (questa volta anonimi), si sono sentite le stesse parole: blitz, nas, procura.. per descrivere un intervento mirato, sicuro, avvenuto nella notte pre - gara, volto a colpire persone precise; triste brutta copia di drammi già visti, ma questa volta con attori sconosciuti! E qui si inserisce la riflessione: usciamo dai luoghi comuni del doping uguale soldi e fama: cosa ci faceva il doping in una gara amatoriale? Quali soldi avrebbe portato e quale fama? Nessuna, perché il tragico fenomeno mette radici nella privata debole morale individuale sotto la spinta di forti cattivi esempi! E allora attenzione anche all'informazione, non lasciamo che l'albero che cade faccia sempre più rumore della foresta che cresce.ieri c'erano 20 km di foresta sana, che si arrampicavano sui passi più belli delle dolomiti!



08 luglio 2002
Forse non tutti sanno cos'è il protocollo australiano, a cosa serve, chi lo fa e perché! Ultimamente, è salito prepotentemente alla ribalta, per via delle molte vittime che ha mietuto. Si tratta di uno speciale controllo ematico, introdotto dal CIO per la prima volta a Sydney (in occasione delle Olimpiadi del 2000), che permette di scoprire una stimolazione anomala della eritropoiesi, ovvero della produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo. La federazione ciclistica italiana ha deciso di adottarlo e di sottoporvi, a sorpresa, gli atleti "di interesse nazionale". Formalmente consiste di un normalissimo prelievo di sangue, su cui si dosano 5 parametri: ematocrito, emoglobina, reticolociti, recettore solubile della transferrina ed eritropoietina. Contrariamente a quanto succede coi normali controlli dell'UCI, dove c'è un tetto massimo (per ematocrito ed emoglobina e vengono fermati gli atleti che superano tali limiti), nel protocollo australiano, attraverso un algoritmo, si considera la relazione tra i cinque parametri sopraccitati. Così facendo si supera il limite di poter ragionare solo in termini assoluti e diventa possibile intervenire quando risulta evidente che, la normale attività del midollo osseo, è alterata. Come tutti i sistemi indiretti non si definiscono antidoping, ma di tutela della salute; un sistema si definisce "antidoping" se riesce a trovare "direttamente", nei liquidi biologici, le sostanze dopanti e di "tutela della salute" quando indirettamente, attraverso l'alterazione di più parametri, ne evidenzia l'assunzione. Il termine di tutela della salute è dettato dal fatto che una volta evidenziata l'anomalia, le soluzioni sono solo due: l'assunzione di sostanze dopanti o la malattia. La maggior parte delle sostanze dopanti conosciute sono rintracciabili nelle urine, ma ve ne sono altre che sono identiche per composizione alle stesse sostanze prodotte naturalmente dal nostro corpo (vedi gh ed eritropoietina). Per l'eritropoietina sono stati definiti alcuni protocolli, di cui il più efficace è sicuramente quello australiano, per il gh ancora non ne esiste uno!
Al di là della pura informazione "tecnica" è importante sottolineare (dettaglio spesso trascurato) che la Federazione Ciclistica ha introdotto questi costosi controlli spontaneamente, senza che vi fosse una imposizione internazionale da parte del CIO o dell''UCI, prevedendo anche sanzioni rigorosissime per gli atleti fermati: 45 giorni di sospensione, niente maglia azzurra e per gli U 23, l'impossibilità di passare professionisti! Quando si parla di sospensione per protocollo australiano si intende pertanto, sempre un'azione voluta dalla FCI e non subita: segnale importante e significativo!



14 luglio 2002
La valenza pedagogica dell'attività sportiva si è identificata storicamente, fin dalla sua nascita, nel rispetto delle regole; forse per questo la slealtà faceva e fa tuttora molto scalpore in questo settore più che in altri! Quello che lascia perplessi è che se la credibilità traballante mina lo sport agonistico, non miglior sorte sta toccando alla giustizia sportiva. Fa specie che proprio lo sport- che basa il significato della sua esistenza nelle regole e nell'esaltazione delle abilità fisiche nel rispetto delle stesse- possa essere governato da una giungla di regolamenti dove nemmeno il Tartan dei talenti giuridici saprebbe trovarsi a suo agio!
E' notizia di ieri che il procuratore capo delle procura antidoping del Coni ( Giacomo Aiello ) da le dimissioni dopo l'ennesimo capovolgimento attuato dalla Federazioni alle sue sentenze: in parole povere si è stufato di lavorare per poi vedere ridicolizzare le proprie conclusioni. Come è possibile che ciò accada? Può succedere perché il Coni è il papà di tutti gli sport per cui, qualsiasi cosa accada, è prima di tutto sua competenza giudicare; quando si è espresso tocca alla Federazione (precisamente alla Commissione Disciplinare Federale) dove si è sviluppato il caso, discutere il da farsi, sulla base di quanto già appurato dal Coni. Infine c'è la CAF ovvero la Camera di Arbitrato Federale, la quale può esprimersi (come è successo qualche giorno fa sul caso Pantani) in assoluta antitesi rispetto a quanto richiesto dalla procura Coni. Se a questo aggiungiamo l'influenza che ogni federazione internazionale esercita nell'attività di ogni federazione il quadro è spaventoso; ad esempio, nel ciclismo, i professionisti seguono le direttive antidoping della federazione internazionale: infatti il test ematico basato sul protocollo australiano (di cui vi parlavo la settimana scorsa) viene applicato solo a tutte le altre categorie (U23, Juniores, donne) ed in queste non viene applicato agli stranieri, sebbene vivano in Italia, gareggino per squadre italiane, corrano insieme - o meglio sarebbe dire contro gli italiani - ad ogni gara del nostro calendario nazionale! Al tutto si deve aggiungere il parere del Cio che da le linee guida generali ed imprescindibili e l'operato della WADA, (agenzia mondiale antidoping) massima autorità mondiale nel settore. Altra notizia di questi giorni è che il calcio introdurrà controlli antidoping anche a livello di club.chissà con quale regolamento! Dare un suggerimento in questo momento vorrebbe dire avere la bacchetta magica, ma un po' di armonia certamente non guasterebbe..!



22 luglio 2002
In gergo ciclistico si usa dire che "la gara la fanno i corridori"per sottolineare una grande verità, ovvero che qualsiasi competizione è vuota senza l'agonismo e la qualità dei concorrenti.
Ma nel caso del Tour de France sembra vero il contrario, cioè che la gara la fa chi l'organizza, relegando il contenuto tecnico ad accessorio. La tragica morte del bambino di sette anni durante il passaggio della carovana pubblicitaria ha dato un triste spunto per rispolverare la natura dell'evento: un mega appuntamento commerciale, un giro clamoroso di affari, accentratore di attenzione indipendentemente dai nomi degli uomini di classifica. Amstrong ci sta mettendo del suo per alimentarne l'interesse agonistico; gioca a fare il sibillino, ma è solo lui a fare notizia: se vince sarà poker al Tour e se, per un improbabile caso, dovesse perdere, sarà lui ad aver fallito e non un altro ad aver vinto! Pare che ci sia il Tour anche dietro il clamoroso e sorprendente ritiro di Mario Cipollini: dalle parole del grande campione toscano sembra di capire che, l'esclusione dalla gara ciclistica più importante che ci sia, abbia rotto il precario equilibrio che il velocista stava vivendo nonostante le grandi vittorie della stagione in corso. Insomma tutto questo per dire che il protagonista sembra essere sempre di più il Tour e non chi lo corre, confermando una grande verità: se il ciclismo è in crisi il Tour gode invece di ottima salute, consolidando la sua importanza tra i grandi appuntamenti sportivi che si contendono i gradini bassi del podio alle spalle delle Olimpiadi. Ma se un evento è di tale importanza per l'ambiente in cui ha radici, è giusto che sia ad invito? E' giusto che non ci siano criteri precisi ed irremovibili che ne regolino la partecipazione? Non posso non individuare questo pesante tallone d'Achille in una manifestazione di tale rilevanza. Se le Olimpiadi fossero ad invito potrebbero incarnare uguale significato? Certo che no però anche chi fa i regolamenti sui programmi olimpici non è sempre infallibile: pensiamo alle polemiche sull'esclusione del fioretto a squadre nella scherma o al contrario sull'inclusione del bridge! O pensiamo ai regolamenti sugli arbitraggi agli ultimi Mondiali di calcio. Insomma a voler essere polemici spunti ce ne sono ovunque ma contro certi colossi la battaglia
è dura!



29 luglio 2002
Il Tour è finito secondo pronostico! Armstrong, vince la sfida gialla meno interessante ed appassionante delle quattro archiviate: nessun avversario in grado di impensierirlo, nessuna salita capace di farlo vacillare! Sembra annoiato o meglio sarebbe dire "spento" anche lo stesso texano, che da l'impressione di aver svolto con successo un impegno di normale amministrazione: come un uomo che porta a termine la sua avventura con la testa più che con il cuore. Tiepidi sorrisi, sguardo di ghiaccio e poche parole ma mai banali: come dei messaggi subliminali di cui non ti accorgi tanto sono veloci e che poi restano nella testa e fanno riflettere. Come se il marziano Lance avesse deciso di non concedere più tanto di sé al grande pubblico per restare concentrato o proiettato all'interno di sé e della ristretta sfera familiare. Sarà che dice di non aver gradito alcuni tifosi che gli hanno esternato pesanti sospetti, sarà che ha concretizzato quello che ormai tocca un po' tutti gli sportivi di alto livello, ovvero la crisi della credibilità. Ci ha messo un po', ma anche ad Armstrong non è piaciuto toccare con mano il sospetto con cui alcuni lo guardano; d'altronde per uno che vince il cancro come può essere accettabile che non si creda alla possibilità di vincere il Tour da puliti? Insomma anche al freddo e determinato texano, capace di infiltrare il ciclismo tra football, baseball e basket nel cuore degli americani, in grado di guadagnare più del Presidente degli Stati Uniti, foriero di speranza tra la popolazione mondiale malata di cancro, anche a lui i sospetti fanno male. Sarà per questo che la sua gioia appare contenuta, come se fosse una soddisfazione da vivere dentro di sé e da condividere nell'intimità della famiglia e dei pochi amici. Sarà per questo che il suo amore per il Tour e la gioia nel vincerlo sono sentimenti ed emozioni che nasconde dietro all'impegno di portare a termine il suo dovere di favorito. Niente a che vedere con la felicità senza confini, dei vincitori di tappa dell'ultima settimana che hanno palesato il confronto tra la felicità leggera ed irrazionale, di chi cerca l'impresa e raramente la trova, e la gioia immensa e consapevole di chi è abituato a confrontarsi con l'impossibile sapendo di poter vincere, ma senza essere abituato a riuscirci!


Antonella Bellutti