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"A pignone fisso" - Storico articoli

10 giugno 2002
Televideo, ieri, alla pagina 109, riportava la notizia per cui gran parte dei maturandi in procinto di affrontare l'esame di Stato sarebbe disposta a tutto pur di non essere bocciata, all'insegna del mai tramontato motto : "il fine giustifica i mezzi"! "A tutto" vuole dire, come meglio specificato nel seppur breve testo, la propensione ad assumere qualsiasi sostanza dopante potesse migliorare il rendimento, accelerare la comprensione, migliorare la memoria! Certo, chi viene promosso non porta via il diploma ad un altro che, con difficoltà, sacrificio e dedizione arriva allo stesso traguardo, magari con maggior rendimento e migliori risultati, ma comunque arriva là dove le proprie forze non l'avrebbero portato, attraverso l'assunzione di farmaci potenzialmente dannosi per la salute! Alla luce della nuova legge sul doping, sono perseguibili tutti coloro che fanno uso di farmaci non necessari per una effettiva patologia: chissà se, nel prossimo futuro, si faranno i test anche agli studenti oltre che agli atleti! Non è per fare ironia, ma visto come vanno le cose non vorrei che d'ora in avanti si incominciasse a sospettare di doping anche chi supera la maturità o raggiunge la laurea! Credo che i mezzi di informazione, con l'enorme responsabilità che hanno nell'influenzare l'opinione pubblica, dovrebbero usare maggiore cautela nel lanciare notizie allarmanti, quando va bene, o infamanti, quando va peggio! Sono passati diversi secoli, l'evoluzione ed il progresso hanno fatto passi da gigante, ma la caccia alle streghe continua, sebbene sotto altre sembianze! Per questo motivo, come per prevenire e cercare di curare il cancro che minaccia di morte lo sport di prestazione, credo che si debba arrivare alla massima trasparenza. Un atleta ormai mette tutto in piazza, quanto pesa, cosa mangia, come si allena, perché non dovrebbe dire o mostrare quali sono i suoi valori ematici? Sì, io sono per rinunciare alla privacy, per rendere disponibili a tutti coloro che abbiano voglia di speculare il quadro completo, della situazione "storica" dell'atleta. L'ho sempre pensato e ora più che mai.. per impedire a giornalisti o al pubblico di spingersi la dove nemmeno gli scienziati sono ancora arrivati. A tal proposito vorrei sottolineare, l'iniziativa della, S.C. Bata-Moser, squadra dilettantistica da sempre in prima fila nella lotta al doping, che -per tutelare sé stessa, gli atleti e l'immagine del proprio ciclismo, ha adottato una sorta di passaporto ematico per presentare a tutti la propria identità, senza paura!



17 giugno 2002
Mai visti tanti uomini con le lacrime agli occhi! A questi mondiali di calcio piangono tutti: chi perché lascia prima del previsto, chi perché prosegue oltre le proprie ambizioni! Per me la commozione più contagiosa è stata quella degli uomini neri vestiti dei colori dell'Africa, dei ragazzoni possenti che corrono come gazzelle e dei loro tifosi in tribuna, pochi ma appariscenti nel look e nel ritmo; delle statue di ebano che si muovono con grazia e fantasia, con correttezza e tecnica, che per festeggiare improvvisano balletti di qualità pari a quella del loro calcio, che sono felici se segnano ma se sbagliano sorridono. Mia sorella, che vive e lavora in Africa da una vita ormai, una volta mi regalò un bellissimo quadro: il soggetto era stupendo, ma tutto storto; immaginate un ritratto che invece di rispettare le proporzioni della tela o del foglio, sia in diagonale, scentrato, fatto come veniva, come può capitare ad un bambino o ad un artista improvvisato. Le chiesi spiegazioni e lei mi rispose che per gli africani è difficile capire che per noi un disegno deve essere bello ma anche inquadrato in regole di proporzioni e simmetrie: per loro una cosa è bella sia diritta che in diagonale, così come è venuta nel momento in cui la si è creata! Ho ricordato questa cosa mentre leggevo che il Senegal rifiuta di " farsi inquadrare" ovvero: mentre tutti osservano ritiri severissimi loro sono liberi divedere le famiglie al seguito tutte le volte che possono, liberi di mangiare quello che si sentono e di andare a dormire quando hanno sonno. A questo proposto Diouf, uno dei giocatori più prestigiosi della squadra, dice: .." io non capisco perché dovrei farmi venire sonno alle dieci o alle undici, se mi viene sonno più tardi che ci faccio segregato in camera? Beh! Come dargli torto? Ma ci immaginiamo l'effetto di un simile comportamento sul nostro pubblico, sulla nostra stampa, sulla nostra dirigenza di super opinionisti? Un po' di libertà, pur nel rispetto delle regole, non è una cosa solo da cultura africana: ma il peso di dover giustificare la libertà con l'efferatezza della critica spesso fa soccombere la prima sotto il peso della seconda. Gli atleti li chiamano i sacrifici inutili, quelli che non sono necessari ai fini della prestazione, ma che servono per non alimentare il fuoco della critica in chi non vede l'ora di darle il via! Siccome chi vince ha sempre ragione, auguro in questo mondiale lunga vita al Senegal, capace di combinare la fantasia del gioco latino e la superiorità fisica, oramai indubbia, degli uomini di colore con la libertà interiore del popolo africano!



24 giugno 2002
So che dicendo quello che sto per dire, rischio di fare la fine di tutti quelli che non sanno stare zitti quando la nazionale del pallone si mette in moto, ma come evitarlo? C'è qualcos'altro che è arrivato ai vostri occhi ed alle vostre orecchie in queste settimane? Giusto la sanguinosa triste normalità degli attentati in terra mediorientale è riuscita ad interrompere la natura monotematica delle informazioni. Quando la cronaca era solo rosa, ci sorbivamo tutti i dettagli sulle possibili formazioni e condizioni psico - fisico - emotive dei convocati, conditi dal tormentone dell'inno nazionale e da accenni mistico - teologici ispirati dalle boccette di acqua santa; ora che c'è anche la cronaca nera (o gialla?) dei sospetti, dei complotti, degli intrighi internazionali che manovrano le fila arbitrali, l'informazione ha assunto le caratteristiche del suo contenuto: un pallone, un tutto tondo, un 360 gradi di calcio senza tregua! Non è un commento pregiudiziale: il mio non è un lamento da ex atleta di sport minori che come tale odia il calcio, assolutamente no! Anzi, negli ultimi anni ho imparato a seguirlo (anche perché è difficile poterlo evitare) ad alto livello mi piace molto ed oltre al fatto tecnico mi piace, anzi mi commuove proprio, la sua incredibile capacità di trascinare le folle! Come tale lo ritengo un bene prezioso, un patrimonio nazionale degno di rispetto! Invece? Invece nel calcio regna il tutto ed il contrario di tutto: si va dal paradiso all'inferno in 24 ore: si individuano demoni da bruciare in piazza se le cose non vanno, si cercano idoli da glorificare se le cose vanno, trascurando il fatto che magari coincidono e che gli attributi necessari per essere identificati come tali (idoli o demoni) configgono con la quotidianità della durata! L'incontrastato potente monopolio che il calcio ha nello sport, nei media e nel mercato italiani lo inflaziona pericolosamente e toglie ossigeno e fascino a tutte le altre discipline. Cominciamo dal calendario; partite a raffica e campionato lunghissimo: almeno ogni quattro anni quando ci sono i mondiali, non potrebbe finire prima? Ah! No i calciatori sono strapagati quindi devono essere sempre efficienti.! Il CT della nazionale? Non ce n'è uno che va bene, infatti ora non si esclude di rivolgersi ad uno straniero..! Ci si stupisce della crescita calcistica di Stati senza tradizione? Ma chi si rivolge sempre più a giocatori stranieri penalizzando il vivaio e la possibilità dei nostri giovani di crescere? Ci si scandalizza degli arbitraggi? Il mondo sportivo è pieno di esempi di incapacità e negligenza di chi ne dovrebbe garantire il corretto rispetto delle regole! Come ci si potrà svincolare dalla pericolosa cultura della vittoria se tutto gira sempre e solo intorno ad essa? Abbiamo visto Toldo, eroe degli Europei in lacrime per l'eliminazione e non perché in panchina! Abbiamo visto Totti esultare per il gol salvatore di Del Piero. Abbiamo visto Nesta, Maldini, Coco dare l'anima nonostante i problemi fisici. Abbiamo visto giocatori corretti in risposta alle continue provocazioni degli errori arbitrali! Abbiamo visto tutto questo e molto altro ma nessuno ne parla; perché? Abbiamo perso!


Antonella Bellutti