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"A pignone fisso" - Storico articoli
02 dicembre 2002
Che cosa si aspetta il pubblico dall'edizione numero 86 del Giro d'Italia? Credo che venga
spontaneo chiederselo dato che il pubblico di eventi sportivi di tale portata va ben oltre la
pur grande schiera degli "esperti"! Dopo tante edizioni turbate da episodi che niente
hanno a che fare con i valori dello sport, ci saranno ancora sulle strade le scolaresche
accompagnate dalle maestre ad aspettare che "passi il Giro"? Ci saranno ancora le
casalinghe ed i pensionati ad attendere che passi la colorata carovana che un tempo sapeva di
leggenda? Durante le ultima sfortunate edizioni si è trincerata ogni polemica dietro
l'apparentemente immutato affetto del pubblico italiano per il suo Giro.ma siamo proprio sicuri
che sia così? Io francamente qualche dubbio ce l'ho! Non è servita l'iniziativa
chiamata "un traguardo in più" dello scorso anno e servirà "la
carta etica di Montegrotto" per il 2003? Me lo auguro, come se lo augurano tutti quelli
che ben conoscono il valore dello sport e mal digeriscono vederlo insabbiare dai tanti
"limiti" di svariato genere di cui sanno essere insuperabili interpreti le debolezze
umane! Forse questa volta un po' di timore e delusione, ha frenato la voglia di un'anteprima
spettacolare e spumeggiante dell'organizzazione. Forse gli organizzatori hanno voluto evitare
enfasi e tante parole per dire quello che sicuramente sarà, aspettando fiduciosamente
che siano i fatti a dire quello che veramente è stato. Si perché questa
presentazione del Giro d'Italia 2003 mi è sembrata più pacata e contenuta delle
precedenti. Anche l'aspetto tecnico mi è sembrato imperniato sull'unico "valore
aggiunto" capace di alimentare l'entusiasmo del pubblico ovvero: Re Leone fresco campione
del mondo che insegue l'affascinante record di vittorie di Binda! "Casualmente"
infatti non ci sarà un crono prologo ma una normalissima partenza in linea da Lecce: un
tracciato che permette di prevedere con un discreto margine di sicurezza che Cipollini
vestirà la maglia rosa sopra quella iridata apponendo contemporaneamente il suo nome al
fianco del mitico Alfredo! Ancora una volta dunque, anche se non perché vincitore del
Giro, sembra proprio essere Super Mario il protagonista atteso. Già in passato ha
indossato i panni del Salvatore: speriamo ora che il suo prezioso, sudato e brillante
arcobaleno sia un dolce presagio per un Giro d'Italia dove, dopo tante burrasche, possa
finalmente tornare ad affacciarsi un tiepido sole!
09 dicembre 2002
Mamma Paola ha conquistato (quella che lei definisce) la sua terza medaglia d'oro dando alla
luce, il 30 di Novembre scorso, il piccolo Kevin dal peso di 3Kg e 300 grammi: se gli amanti
della Cabala dicono che il 3 porta bene, allora il primogenito della "fata dei
boschi" è proprio nato sotto una buona stella! La regina della mountain bike non si
è mai ufficialmente ritirata dall'agonismo e forse (dopo questa pausa per
maternità) pensa di tornare alle competizioni? Vista la ricorrenza del fatidico numero
"3" preparare l'Olimpiade di Atene potrebbe anche non essere una brutta idea..!
Dopo la Compagnoni e la Mei, è arrivato così il turno della Pezzo, mentre altri
nomi illustri dello sport italiano sono invece in "dolce attesa". Piano piano la
vecchia guardia delle grandi campionesse d'Italia inizia a mettere su famiglia e qui la domanda
sorge spontanea: la vecchia guardia è proprio così vecchia da lasciare
l'attività, oppure per soddisfare il desiderio di maternità prima di diventare
troppo "vecchia" è costretta a lasciare l'attività? Si perché
pur essendo ormai entrati nel terzo millennio, le donne sportive d'Italia, nonostante un
medagliere spesso migliore di quello maschile come biglietto da visita, continuano ad essere
discriminate! Indipendentemente dal tipo di sport, qualunque sia il livello raggiunto, le donne
non possono ancora essere considerate professioniste: questo equivale troppo spesso a non avere
nessun tipo di tutela. E, se almeno alcune atlete di alto livello riescono (con enormi
difficoltà) ad organizzarsi autonomamente, il discorso maternità resta ancora
irrisolto e ben lontano dal diventare risolvibile! Pensate che in alcune discipline di squadra
esiste ancora la clausola che prevede la rescissione immediata dal contratto, in caso di
gravidanza! Questo e altri temi saranno nella lunga lista di problematiche che dovrà
affrontare la neonata commissione "donne e sport" del Coni: struttura che
affiancherà un'altra commissione per le pari opportunità nello sport, creata la
scorsa primavera dalla Ministro Prestigiacomo. Insomma il mondo sportivo femminile che
rappresenta l'unico realtà bella di questo nostro moribondo sport italiano, e forse
anche la più forte garanzia di credibilità, rivendica ancora diritti e vedremo se
finalmente nel terzo millennio sarà la volta buona! Su questo argomento mi farebbe
piacere conoscere il Vostro parere: se avete voglia scrivetemi ad
info@antonellabellutti.it
16 dicembre 2002
Mart è l'acronimo del Museo di Arte moderna e contemporanea di Rovereto e Trento. Mart
è il primo museo italiano del nuovo millennio: è stato definito la "risposta
del Bel Paese al Guggenheim di Bilbao ed al Tate di Londra". Il Mart è nato a
Rovereto, cittadina di appena 33.000 abitanti tra cui ci sono anch'io: l'ho scelta per viverci
perché l'ho trovata una cittadina vivace ed affascinante, con una forte tradizione
culturale che sa tradursi in splendide iniziative! Ho imparato a conoscerla per via dei miei
allenamenti, poiché."fatalità". è sede dell'unico velodromo
della mia regione! Fatalità? No, non credo che si tratti di una caso: in Italia il
movimento sportivo è stato posto sotto la vigilanza del Ministero dei beni culturali e
chi conosce veramente lo sport sa che è cultura e dove si sa investire nella cultura non
ci si dimentica dello sport! Non è un caso dunque che oggi, in questa piccola cittadina
del Trentino, funzioni con grande successo un progetto unico che integra l'attività
sportiva a quella scolastica, (grazie alla turnazione di tutte le società operanti sul
territorio) permettendo ai bambini delle scuole elementari di formarsi attraverso la conoscenza
e la pratica di tutte le discipline sportive possibili, immaginabili! Molte critiche e qualche
polemica hanno accompagnato i tredici anni che hanno separato il momento in cui il progetto del
Mart è stato abbozzato dallo storico taglio del nastro di ieri, ma oggi Rovereto vanta
un'opera invidiata dal mondo. Ci si scandalizza dei 100 miliardi di vecchie lire investite?
Forse in assoluto sarebbe lecito: se invece pensiamo a quanto costano alcuni calciatori.!
L'emozione di essere all'interno di questa meraviglia dell'architettura moderna, che ha
richiamato migliaia e migliaia di persone e che ha inserito Rovereto nel circuito delle
capitali mondiali della cultura, è stata ieri veramente forte! Mentre si susseguivano i
discorsi dei vari politici in cui trovavano spazio termini rubati al linguaggio sportivo quali:
"palestra di idee, luogo per idee in movimento, centro di allenamento di anime e
cervelli".pensavo a quanto anche la cultura dello sport avrebbe bisogno di investimenti,
di luoghi, di progetti! Al centro della piazza ricavata all'interno del Mart, che si apre
quasi a sorpresa dietro i palazzi settecenteschi del centro storico, ascoltavo i tanti
discorsi, avvertivo l'entusiasmo del pubblico ed invidiavo all'arte questo meraviglioso
"polo culturale" capace di coniugare antico e moderno e sognavo che qualcosa di
simile possa, un giorno, nascere anche per lo sport !
23 dicembre 2002
Sotto l'albero di Natale di quest'anno non trovano doni solo i meritevoli! Il meccanismo
regalo/carbone, ricompensa di buoni e cattivi, si deve essere inceppato; mentre l'attenzione si
concentra sulle belle storie sportive del 2002, la fastidiosa nota stonata è il grande
ritorno di popolarità dell'arbitro Moreno! La nostra rete nazionale lo invita con lauto
ingaggio, quando tanti importanti sport sono in crisi per la mancanza di spazi televisivi; gli
vengono messe a disposizione sei guardie del corpo, quasi si trattasse di un grande capo di
stato a rischio di attentati, quando l'attentatore è lui; importanti aziende sportive
gli offrono contratti pubblicitari, miraggio ormai anche per i campioni più famosi,
quando la sua faccia è la peggiore sponsorizzazione di credibilità! Riesco a
digerire tutto questo solo prendendolo come esempio "diverso ma significativo" di un
consumismo natalizio sempre più stridente con la tremenda necessità di
solidarietà e coerenza!
Nel 2002 i successi dello sport italiano sono stati tanti ed importanti ma il più atteso
per la nostra Repubblica, fondata sul calcio, è sfumato nel peggiore dei modi! Si
perché le sconfitte oneste e combattute lasciano almeno la soddisfazione di averci
provato, mentre quelle scaturite da sotterfugi lasciano solo rancore e desiderio di vendetta!
L'insuccesso più grande è stato dunque dello sport che ancora una volta ha
mostrato gli umani limiti di chi dovrebbe invece contribuire a superarli: mi riferisco a quegli
arbitri che non sanno fare il loro mestiere, ai dirigenti che non se ne preoccupano e a quelli
che contribuiscono con le polemiche a mettere in discussione tutta la categoria! In un tale
clima di "scredito" non c'è da meravigliarsi se chi va allo stadio per
dimenticare la quotidianità, trova nella violenza lo sfogo alle ingiustizie vere o
presunte che siano! Nel bene e nel male dunque i veri protagonisti del 2002 sono stati proprio
gli arbitri! La sorpresa dell'anno è stata la veloce e prepotente salita alla ribalta
della categoria: oggi gli arbitri sono personaggi sponsorizzati, che curano l'immagine, che
vanno in televisione, che fanno gli opinionisti! Diventano capri espiatori per chi da loro si
aspetta solo e sempre ragione, ed eroi quando arbitrano bene le partite degli
"altri"! Ma questo nuovo aspetto della categoria commerciale e mondano ed il giudizio
a cui è costantemente sottoposta, non stonano un po' con il compito che è
chiamata a svolgere? Forse presto vedremo anche qualche importante avvocato fare spot alle
lavatrici, quale simbolo e garanzia "di pulizia" e su Moreno, che diventa star da
ingaggio televisivo, ci verrà solo da ridere!
30 dicembre 2002
Questo capodanno lo vorrei passare a Napoli. Mi piacerebbe provare l'esperienza di buttare le
vecchie cose dalla finestra; mi sa che abbia un grande effetto liberatorio. Qui da me,
nell'ordinato Trentino, non si usa. Io però di cose da buttare ne avrei tante e mi
piacerebbe riuscire a farlo tutto in una volta. Il 2002 è stato un anno intenso e
complicato. Ho provato cosa vuol dire essere un Direttore Tecnico che non dirige. Ho vissuto
l'esperienza di essere nella giunta di un CONI in crisi esistenziale. Ho lasciato l'agonismo
dopo 25 anni di attività divisa tra atletica, bici e bob. Quando un anno del genere si
chiude che aspettative si possono avere per quello che inizia? Da atleta pensi razionalmente
sulla base di dati oggettivi e quello che ottieni dipende prevalentemente da te. Da tecnico e
dirigente sei ingranaggio di un meccanismo. Da atleta sei spontaneamente o forzatamente chiuso
nel tuo indispensabile egocentrismo. Ma se nello sport non ci resti per praticarlo, puoi
sopravvivere solo sa hai una visione ampia. Se fossi ancora un atleta che conta sui risultati,
saprei cosa volere dall'anno che sta per arrivare. Ora che non lo sono più posso solo
sognare. E allora chiudo gli occhi e sogno che questo mio caro, generoso mondo sportivo possa
guarire per continuare a dare a chi gli vuole bene. Mi piacerebbe si capisse che per andare
avanti bisognerebbe fare qualche passo in dietro, per riavvicinarsi al tempo in cui lo sport
era ancora un divertente modo di esprimersi e non un alienante modo di spremersi. Sarebbe bello
se finalmente il prossimo Giro d'Italia tornasse ad essere solo una gara; se i miei cari,
giovani ciclisti della pista trovassero un posto dove poter allenare il loro talento; se allo
stadio ci andassero quelli che vogliono solamente vedere una partita o se i media la
smettessero di dare spazio alle polemiche inutili. Bello sarebbe se arrivassero i soldi per
rimettere in cammino il moribondo dilettantismo. Ancora più bello sarebbe se la cultura
sportiva entrasse con autorità nella scuola dell'obbligo, invece ché lasciare
sempre al caso il merito di non dimenticarla. Vorrei che nessun atleta venisse tradito dalle
istituzioni che dovrebbero tutelarlo, come già è successo nel doping da chi
manovra l'antidoping o dalle ormai numerose evidenze di una giustizia sportiva non uguale per
tutti. Mi piacerebbe si tornasse a quando la potenza era nulla senza tecnica e stile. Forse
però questo non è un sogno, è solo nostalgia di quando lo sport era
semplicemente lo sport.
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